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IDENTITA’ GAY E LESBICA è la consapevolezza che il proprio orientamento sessuale e affettivo è rivolto principalmente verso le persone dello stesso sesso, in una parola che si è omosessuali.

Spesso è un percorso complicato, a volte difficile, ma sempre necessario per poter vivere serenamente la propria vita.

Per questo è necessario che ci si confronti con l’omofobia presente nella società (e questo è un compito che i gay e lesbiche non possono evitare) ma soprattutto con la propria omofobia interiorizzata, cioè con tutte quelle idee negative e pregiudizi sull’omosessualità che sono ancora presenti in molta parte della società e che anche la persona omosessuale può inconsapevolmente avere appreso (essendo stato educato in una società eterosessista) e di cui deve liberarsi, per poter vivere pienamente la propria identità gay e lesbica.

Alcune volte si ha bisogno di aiuto. A volte lo si trova negli amici o nella famiglia, ma alcune volte può essere utile la psicoterapia.

Non è sempre semplice per una persona GAY o LESBICA o BISESSUALE trovare uno psicoterapeuta adatto.

Dal punto di vista teorico, tutti gli psicologi dovrebbero sapere rispondere in maniera efficace alla domanda di aiuto dei clienti gay. Infatti, ufficialmente l’omosessualità non è più considerata una patologia.

Da un punto di vista formale quindi i potenziali pazienti gay dovrebbero stare tranquilli. Ma nella sostanza le cose stanno davvero così?

Molte ricerche sembrano suggerire una realtà diversa. In alcuni casi avvengono ancora, cosa che non dovrebbe però accadere, tentativi di convertire il paziente omosessuale in eterosessuale attraverso qualche tecnica (psicoterapie riparative). Ma, anche quando non ci sono queste gravi situazioni, può succedere che lo psicologo si dimostri incapace di rapportarsi correttamente con il paziente gay creandogli, spesso inconsapevolmente, più danni che benefici.

Lo psicologo può infatti:

Considerare l’omosessualità come intrinsecamente patologica (in contraddizione con le indicazioni di tutti i più importanti organismi internazionali ad es. APA e OMS)
Attribuire il disagio del paziente al suo orientamento sessuale senza alcuna evidenza (cioè pensare che ogni sintomo del paziente sia sempre e comunque in relazione al suo orientamento sessuale).
Non riconoscere che la sofferenza del paziente possa essere determinata dall’omofobia internalizzata dello stesso (cioè dalle idee negative sull’omosessualità che egli può avere fatto proprie poiché educato in una cultura ancora largamente omofoba)
assumere automaticamente un cliente come eterosessuale o disconoscere la sua identità gay o lesbica (e quindi cercare di fargli assumere un orientamento eterosessuale).
Scoraggiare l’assunzione di un orientamento omosessuale da parte del cliente (di fare esperienze sessuali e/o affettive, di conoscere altri gay ecc).
Esprimere pensieri che umiliano l’orientamento omosessuale così come le esperienze gay e lesbiche (giudizi morali o di valore sui comportamenti degli omosessuali)
Non comprendere la natura e le modalità di sviluppo dell’identità gay e lesbica, ritenendo possibile l’identità gay solo in età adulta, interpretandola solo in chiave sessuale o unicamente come fase passeggera (non favorendo da parte del paziente gay adolescente le esperienze proprie della sua fase di crescita).
Sottovalutare l’effetto dell’omofobia interiorizzata del cliente sullo sviluppo della sua identità.
Sottostimare le possibili conseguenze dello svelamento del proprio orientamento omosessuale alle altre persone (facendo pressione perché il paziente sveli pubblicamente il suo orientamento non tenendo presente la realtà socioculturale in cui la persona vive).
Sottostimare l’importanza delle relazioni intime in gay e lesbiche, evitando per esempio di sostenerle o incoraggiando la dissoluzione delle relazioni affettive solo perché omosessuali
Non essere sensibile alla natura o alla differenza delle relazioni gay o lesbiche e usa un modello eterosessuale di riferimento (il che implica l’incapacità di cogliere la realtà del paziente e indica l’ignoranza del terapeuta della specificità delle dinamica della coppie gay).
I gay che intendono chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta dovrebbero pertanto scegliersene uno che li consideri capaci di relazioni sessuali e/o sentimentali gratificanti in quanto omosessuali. Alla base del lavoro con un paziente gay ci deve essere la convinzione dello psicologo che l’omosessualità sia un fatto normale e naturale. Tale atteggiamento può essere sostenuto in modo convincente solo da uno psicologo che abbia un elevato livello di familiarità con l’esperienza gay e lesbica, in particolare per quanto riguarda gli effetti dell’omofobia internalizzata sull’autostima, le fasi di formazione dell’identità omosessuale, la cultura e gli stili di vita gay, le dinamiche delle coppie gay.

Sono uno psicoterapeuta con molta esperienza di TERAPIA DI COPPIA con coppie GAY e LESBICHE.